di Zairo Ferrante
Con Immortale Parola – Antologia della poesia italiana dalle origini ai giorni nostri (Crocetti Editore, 2025), Milo De Angelis, Nicola Crocetti e Davide Brullo compiono un lavoro immenso: se possibile, ancora più faticoso e più necessario di quanto realizzato con Dammi un verso anima mia (Crocetti Editore, 2023).
Se nel volume del 2024 veniva proposta un’antologia della poesia “universale”, in quest’ultimo libro l’ambizione è più radicale e fondativa. Antologizzare non soltanto l’intera poesia italiana, ma ricostruire l’evoluzione della lingua italiana attraverso la poesia.
Un intento che l’opera riesce sorprendentemente a mantenere.
Il volume si apre con i versi di Giovanni di Brienne e si chiude con quelli di Giovanni Giudici; l’arco temporale (1237-2011) è tutt’altro che casuale e coincide con lo sviluppo, la diffusione e la trasformazione – storica e sociale – della nostra lingua.
Non una semplice antologia, dunque, ma un corpus poetico di autori capaci non solo di abitare il linguaggio in coerenza con il proprio tempo – in una prospettiva chiaramente meschonnichiana – ma anche di modificarlo, evolverlo, condizionarlo, contribuendo in questo modo a plasmare coscienze e a creare anima.
A impreziosire ulteriormente l’opera, rendendola fondamentale anche sul piano storiografico, sono le note di Irene Barichello, misurate e puntuali, che accompagnano ogni poeta senza mai sovrapporsi ai testi.
La lettura scorre con sorprendente naturalezza – fatto tutt’altro che scontato per un compendio di quasi cinquecento pagine – e il volume si presta anche a una fruizione estemporanea, quasi casuale: un libro-oracolo, da aprire quando si cercano risposte dall’universo o dal linguaggio.
In definitiva, il libro che mancava alla poesia italiana: un’opera da tenere non solo sul comodino, ma anche tra i testi scolastici, come possibile antidoto a un web che contiene tutto, ma sempre più spesso senza senso.
ZF











