Nella scrittura di Ilaria Sorbo la poesia non è vetrina né progetto identitario, ma luogo di presenza: un modo di sentirsi parte dell’universo, di abitare il tempo senza possederlo. Il verso nasce come esperienza interiore prima che come gesto pubblico, fedele a una necessità più che a una produzione. Non a caso, la sua voce sceglie la misura della rarità: nessuna urgenza di accumulo, perché qui la poesia è respiro, non esposizione.
È parola che accade quando serve, e per questo ha la capacità di restare.
Come il falco


Oltre l’orologio al polso,
nel fuso orario del cuore,
le mani occupate tacciono.
Guardo con gli occhi miei:
senza un domani, un ieri, un chissà…
Il silenzio mi accarezza,
nel tempo che non sai.
È l’essenza che non muta.
Nessuna promessa può farmi prigioniera.
Fedele solo alla verità di questo istante.
Come il falco, padrona del mio volo,
libera di essere l’infinito che già sono.
Il viaggio si conclude nella me bambina.
Abito quegli occhi ora:
luce limpida senza meta.
Presente assoluto
che attraversa il tempo.
Sono a casa e ci cullo il vento.
Ilaria Sorbo: scrivo da Fondi, ma la mia identità è intessuta di radici sarde e casertane. Ho ereditato l’amore per la scrittura come un dono naturale, una vocazione che mi guida nell’esplorazione dell’animo umano.
Nei miei versi la natura si fa immagine evocativa: è il tramite attraverso cui si compie il dialogo tra visibile e invisibile. Per me la parola è sacra. È la poesia, più di ogni pensiero, a dire chi sono, perché sa dare voce all’anima con una verità che supera la ragione. Nel respiro del verso, ogni giorno, mi conosco e mi riconosco.
✍️ Nota editoriale I testi pubblicati nella sezione Book DinAnimista – Gli Autori presentati sono inviati direttamente dagli autori come gesto di adesione all’orizzonte critico del Dinanimismo. Il Dinanimismo non richiede appartenenza né allineamento, ma una visione condivisa della parola poetica come esperienza che attraversa e agisce nel reale. © 2026 — i diritti restano in capo all’autrice.











