di Roby Guerra
A Reggio Emilia Vittorio Sgarbi totalmente assolto, dopo troppi anni segnati da vicende giudiziarie che hanno inciso pesantemente sulla sua vita pubblica e personale.
Una stagione difficile, accompagnata — come riportato — anche da una grave depressione, per uno dei più noti critici d’arte italiani ed europei.
L’accusa, amplificata da un certo sterile clamore mediatico, riguardava la presunta contraffazione di un dipinto peraltro discreto, ma non eccelso né di particolare rilievo sul piano del mercato.
Una vicenda che si è intrecciata con problemi personali e con un clima spesso ostile, soprattutto a Ferrara, città con cui Sgarbi ha avuto un legame intenso e non privo di tensioni.
Eppure, come recita il vecchio adagio, nemo propheta in patria.
Lo ricordava anche Graziano Cecchini durante il centenario futurista ferrarese del 2009, in una performance rimasta nella memoria culturale della città.
Ora, finalmente, l’assoluzione.
Gli incubi giudiziari sembrano chiudersi, lasciando spazio a un possibile ritorno di Sgarbi al suo terreno naturale: il mondo dell’Arte.
Sebbene provato e visibilmente segnato dal tempo, resta una figura capace di accendere dibattiti e attraversare il discorso culturale con il suo consueto fare eretico.
Auspico di rivederlo presto anche in televisione, magari su Mediaset, ospite di Paolo Del Debbio, in dialogo con quella tradizione di voci controcorrente che oggi trova eco anche in figure come Giuseppe Cruciani e di cui lo stesso Sgarbi può definirsi certamente precursore.
Roberto Guerra
scrittore di fantascienza
Umans AI
con affetto e stima
*Immagine generata con AI – ChatGPT 5.2











