Una voce che attraversa il collasso dell’identità senza retorica consolatoria. Qui la parola non addolcisce la frattura: la espone, la struttura, la lascia implodere.
MI SENTO MORTO, O QUASI
Mi sto buttando via.
Subisco la perdita di ogni funzione
è un collasso strutturale
o un distacco dall’inutile realtà.
L’architettura del sé si sbriciola in un boato muto
come un grattacielo che implode sotto il peso dell’aria
piano dopo piano, anche la memoria si fa polvere.
Sono il pilota di un aereo che ha smarrito l’orizzonte
un’ala spezzata che scrive addii nel fumo nero della caduta
mentre il cielo si chiude sopra di me
come una tomba di cobalto.
Vedi in me il giglio sradicato
con le radici esposte al gelo
che ha perso la fede nel sole e nella terra
trascinato via da un vento in tumulto.
La diga dell’essere ha ceduto: non c’è più argine
solo un oceano di arsenico che invade le anse del petto
mentre deraglio, treno senza binari
nel bianco della nebbia e del fumo che inalo.
Sono l’idea di qualcosa che era stato costruito
per resistere, ma che ora cede.
Un ponte sospeso i cui cavi si spezzano uno alla volta:
l’inesorabile distacco dai legami sociali.
Eppure non c’è esplosione
solo un lento adagiarsi su un fiume
che si interra prima di raggiungere il mare
Uno sforzo che si spegne nell’aridità.
Sono la stazione radio che trasmette
Soltanto elettricità statica
il tentativo fallito di comunicare.
Sono il faro con la lente frantumata
Che gira a vuoto senza proiettare luce per nessuno.
Sono un’entropia biologica o geologica.
Un ghiacciaio che si allontana dal continente
Per perdersi in acque ancora più gelide.
Una quercia cava mangiata dai parassiti:
fuori sembra integra, ma dentro è solo polvere e vuoto
Sono un giardino dove nulla può più crescere o attecchire.
Un’eclissi che non finisce al crepuscolo.
Dove il sole scompare e lascia spazio a un buio perenne
Mi sento una stella che collassa
Densa di dolore, ma priva di luce
Sono un aquilone con il filo spezzato
in mezzo a un temporale
la perdita totale di controllo
Vivo in una casa con le finestre murate dall’interno
Un auto-isolamento protettivo e soffocante
davanti a un oscuro caleidoscopio che riflette
mille volti estranei: la frammentazione dell’identità.
Nella testa gira un disco che salta sempre
sullo stesso solco: il pensiero ossessivo che non avanza
Il passato è una lettera scritta con un inchiostro
Che svanisce, ricordi che perdono senso
Sono un’eco che si dimentica della voce originale
Perdendo il contatto con chi ero un tempo.
Un’ombra che si stacca dai piedi e se ne va
Per non appartenere più al proprio corpo.
Una statua di ghiaccio esposta al deserto
nella lenta e inevitabile sparizione del proprio profilo.
Resto un abisso che ha imparato
A imitare il suono del respiro
quando il nulla diventa l’unica compagnia.
Ogni giorno che mi porto dentro
Riesce ancora a farmi male.
La mia condanna è l’intelletto
La ricerca di domande e risposte
Le prime arrivano a pioggia
Le altre sono senza riflesso
Mi sto buttando via
È solo depressione
Che cosa vuoi che sia?
Alessio Miglietta
è nato a Roma nel 1984. La sua produzione letteraria spazia dalla poesia alla narrativa contemporanea, passando per il poema e l’haiku. È ideatore del progetto e canale YouTube Letteratura Rock, in cui intreccia poesia, musica, letteratura e attualità.
Esordisce nel 2011/2012 con Cieli di Valium, seguito dal romanzo introspettivo Grunge (1984). Nel biennio 2022/2023 pubblica le raccolte poetiche Requiem di vite e amori e Frammenti: Collezione di Haiku.
Con Poema Nero (2023) ottiene numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio Internazionale Letteratura Italiana Contemporanea 2023 e il primo posto assoluto al Premio Letterario Internazionale Città di Latina 2024.
Nel 2024 pubblica L’Immagine Deforme (Edizioni Ensemble) e nel 2025 Letteratura Rock, con prefazione del cantautore Paolo Benvegnù.
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