a cura di Alessio Miglietta
Nel panorama immobile dell’editoria di oggi, un’analisi attenta e vitale rivela una verità scomoda: quella che chiamiamo critica letteraria è diventata poco più di un ufficio stampa.
La capacità di scavare nel profondo e di cercare il nuovo è stata sostituita da un meccanismo di consenso forzato, dove recensire significa semplicemente dare una pacca sulla spalla a chi fa già parte del giro che conta.
Non si cerca più la scintilla dell’originalità o quella scrittura capace di scuotere le coscienze, ma ci si limita a clonare prodotti sicuri, studiati a tavolino per non disturbare nessuno. Il vero scouting, ovvero il coraggio di scoprire voci fuori dal coro e talenti sconosciuti, è scomparso.
Al suo posto troviamo calcoli di marketing che puntano sull’eterno già visto, trasformando i libri in semplici oggetti da scaffale uguali a mille altri.
I grandi premi e le pagine dei giornali più blasonati e altisonanti sono diventati teatri di una recita già scritta, dove i soliti noti (nomi e cognomi sono sotto gli occhi di tutti) si lodano a vicenda e dove le grandi case editrici (l’idra delle major allo stesso modo è palese) dettano legge, decidendo chi deve avere successo e chi deve restare nell’ombra.
Anche firme un tempo rispettate hanno rinunciato al loro ruolo di guida per diventare garanti delle vendite, preferendo la comodità dei talk show, e delle classifiche al rischio di una stroncatura o di una scoperta autentica.
Si premiano nomi noti della politica, dello spettacolo o dei social non per il valore di ciò che scrivono, ma per la loro visibilità, mentre la letteratura vera, quella che nasce dal bisogno profondo di raccontare e che spesso abita nelle piccole realtà indipendenti, viene ignorata perché considerata troppo impegnativa o poco redditizia.
Questo sistema pigro e asservito alle logiche del guadagno immediato sta uccidendo il futuro della cultura: preferisce pescare nel bacino già pronto di chi ha migliaia di seguaci online piuttosto che faticare tra i manoscritti di autori sconosciuti.
La critica ha smesso di essere un ponte verso il domani ed è diventata la custode di un presente senza anima. L’unica reazione possibile è il rifiuto di questo gioco, rivendicando il diritto a una bellezza che non sia solo una merce confezionata, ma un’esplosione di vita vera capace di rompere il silenzio.
Alessio Miglietta
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