articolo a cura di Zairo Ferrante
Dal 31 maggio al 2 giugno 2026, a Grosseto, è successo qualcosa che forse vale la pena fermare sulla pagina prima che il tempo — e lo scroll — lo trasformino nell’ennesima cosa passata.
No, non era Woodstock.
Nessuna folla oceanica. Nessuna rivoluzione generazionale. Nessun mito da costruire a posteriori.
Eppure qualcosa è accaduto.
Per tre giorni, durante la IV edizione del Festival Terra di Mare, la poesia ha circolato davvero. Non come esercizio autoreferenziale per pochi addetti ai lavori. Non chiusa in un salotto.
Ma come presenza: nelle letture, nelle discussioni, nei silenzi dopo una poesia, nelle domande inattese, negli incontri nati tra una pausa e un’altra. Nelle foto e negli abbracci.
La poesia si è moltiplicata.
È passata da una voce all’altra. Dai libri ai corpi. Si è esposta senza protezione. Ha attraversato perfino il dissenso, quando necessario.
E soprattutto ha generato qualcosa che oggi sembra raro: tempo condiviso attorno alla parola.
In un’epoca in cui tutto tende a consumarsi rapidamente, a Grosseto si è verificato un piccolo arresto del rumore. Qualcosa di quasi disturbante.
Decine di poeti, artisti, musicisti, organizzatori e ascoltatori hanno attraversato uno spazio comune senza bisogno di appartenere alla stessa poetica, alla stessa idea di letteratura, allo stesso linguaggio.
Ed è forse questo il punto più interessante.
Non un movimento. Non una scuola. Non un’estetica dominante.
Ma una comunità temporanea della parola.
C’è stato spazio per letture, performance, dialoghi, progetti condivisi, musiche, attraversamenti tra linguaggi differenti. Persino una riflessione sull’intelligenza artificiale e la poesia. Addirittura un confronto tra poesia e musica rap — con rapper millennial presenti al festival — segno che il dialogo tra linguaggi e generazioni non deve per forza essere difensivo.
Insomma, un’esperienza immersiva in cui si è provato a porre una domanda semplice e radicale: in un mondo capace di produrre testi sempre più perfetti, l’uomo è ancora capace di rischiare nella poesia?
E forse c’è anche un altro dettaglio, tutt’altro che marginale.
Durante gli stessi giorni del festival, Finestre Lit-Blog è diventata ufficialmente un’associazione. Un passaggio concreto, quasi silenzioso, ma significativo: un’esperienza poetica e culturale che sceglie di darsi una forma, una continuità, una possibilità ulteriore di azione nel reale, costruita da David la Mantia e dalla sua redazione, già anime dell’intero festival.
Perché la poesia, forse, non accade solo quando viene letta. Accade quando genera relazioni, spazi, comunità temporanee o durature. Quando produce incontri che restano, collaborazioni, possibilità condivise.
E allora, forse, se si deve ancora immaginare oggi una poesia che accade, il modo più sano per pensarla è proprio questo: non una parola separata dal mondo, ma una parola che prova ancora ad abitarlo e, se possibile, a disturbarlo.
Forse è troppo presto per usare parole grandi. Forse non serve nemmeno chiamarla Woodstock.
Eppure, se anche solo per tre giorni la poesia è uscita dalla marginalità, ha attraversato persone reali, ha generato ascolto, incontro, attrito, domande — allora qualcosa, davvero, è accaduto.
E oggi, nel 2026, non è poco.
Sono stati tre giorni di poesia a Grosseto. E queste persone c’erano:
Lucia Lascialfari
Danilo Poggiogalli
Daniele Ricci
Adriana Polifrone
Margherita Parrelli
Tiziana Colusso
Rita Nappi
Edoardo Piazza
Luisa Trimarchi
Zairo Ferrante e Dinanimismo Poetico
Valeria Raimondi
Ilaria Giovinazzo
Alba Gnazi
Marco Brogi
Adriana Tasin
Dottoressa Chloe Cane Poetico
Camilla Ziglia
Patrizia Baglione
Isabella Bignozzi
Vincenzo Lauria
Maddalena Carbone
Francesca Iseppi
Antonio Laneve e Barbara Rabita
Viviana Viviani
Giansalvo Pio Fortunato
Mariapia Quintavalla
Michele Carniel
Rita Bonetti Ritabù
Mariateresa Bari
Massimo Maggiore
Gianluca D’Annibali
Anna Spissu
Griselda Doka
Zoe Aselli Pellegrini
Alfredo Panetta
Carla Baldini
Maria P. Mischitelli
Laura Maria Gabrielleschi
Vincenzo Crosio
Lucio Toma
Pas Lenge
Laura Valentina Da Re
Gisella Canzian
Silvia Cozzi
Pierpaolo Buzzacconi
Alessandro Conti e la sua gang
Maria P. Mischitelli
Progetto Finestre con Doris Bellomusto, Stefania Stephanie Giammillaro, Viola Bruno, Annalisa Lucini, Melania Valenti
Stefania Stephanie Giammillaro e musiche di Stefano Bertoli
Fabrizio Pistolesi
Fausta Altavilla
Maria Antonietta Viero
Leila Falà
Barbara Mastroviti
Saverio Bafaro
Giulio Maffii
Danila Di Croce
Annawrite Annamaria Major
Francesca Romana Rotella
Massimiliano Bardotti
Tamara Vitan
Valentina Demuro
Pas Lenge
Giorgio C. Galli
Marco Colletti
Iolanda La Carrubba
Beatrice Mezzone
Michela Silla
Alfredo Rienzi
Rosanna Frattaruolo
Antonio Corona
Viola Bruno
Davide Rondoni
Olivia Balzar e Nico Maraja
Jonathan Rizzo
Nadia Chiaverini
Claudia Olivero
Luigi Nespoli e Marcou
Gina Ceroni
Tindara Rasi
Pietro Brogi
Mariclà Premananda Micale
Giulia Alecci
Luciana Raggi
Eva Di Palma
Giuseppe Vetromile
Flavia Musella
Doris Bellomusto
Paola Zangara detta Zan
Antonella Margherito
Micheletino Matarazzo
Johanne Dart
Stefania Stephanie Giammillaro
Furio Durando
Sara Capoccioni
Anbalisa Annalisa Lucini
Virginia Pedani
Maria Luisa Majorana
Gemma Carolina Messori
Melania Valenti
Gabriela Silenzi
Fabio Di Rosa
Conferenza sulla IA con Zairo Ferrante, Iolanda La Carrubba e Saverio Bafaro
Anna Segre
Carolina Anna Falbo
Indiana Poeta
Incardona Marco
Marco Alonzi e Alessia Lombardi
Perché, a volte, la poesia continua a esistere così: passando da una voce all’altra. E per tre giorni, a Grosseto, non è stata una teoria. È accaduta.
SCATTI RUBATI:
















