Rifletto sulle violenze, sempre più comuni in Italia e non a caso, tra adolescenti: sedicenni violentate brutalmente dal branco, alla luce del sole o meno. Forte, costante autocritica necessaria in noi madri mediterranee; a volte, forse, ‘troppo’ madri. Si pensi a quella educazione sessuale necessaria e sovente assente, ad un affetto dato poco e male. Sappiamo che essere genitori è, comunque, il mestiere più complesso. Ma insegnare amore e rispetto tra i sessi, senza sciocchi pregiudizi, rappresenta a mio parere un passo fondamentale alla crescita, alla maturazione interiore dei nostri ragazzi.

Parlare, parlare, confrontarsi con le nuove generazioni, padri e madri del futuro: non scaricare questo compito soltanto alla scuola pubblica, oggi in tristo disfacimento, o alla società; affondata come è in un profondo oscurantismo, una realtà distopica.

È in questi periodi di crisi sociale e politica che le colline appaiono montagne: non lasciamo che i ragazzi vengano educati all’amore da film pornografici o da sterili ‘influencer’; continueremo a generare visioni da Game Over.


(da Wikipedia) Giovanna Mulas (Nuoro, 6 maggio 1969) è una scrittrice, saggista, drammaturga e attivista per i diritti umani italiana.

Prima di due figli, pronipote del Generale e storiografo sardo Angelino Usai; Giovanna Mulas nasce a Nuoro il 6 maggio del 1969 da Paolo Mulas, contadino, impiegato dello Stato e poeta dialettale, e Paola Abis, infermiera. La madre della scrittrice, affetta da schizofrenia, lascia presto il lavoro perché in preda a sempre più frequenti, violente ricadute; è Paolo a crescere i due figli. Lo fa a modo suo, come un semplice ‘poeta contadino’, ma con tutto l’amore per letteratura e arti: Giovanna, ancora bambina, comincia a stendere i primi racconti e le poesie, “Una bambina odiata dalla madre, che parlava con gli alberi e conosceva a memoria…”, dirà la Mulas in seguito, “…I primi passi della Divina Commedia”.

La Mulas avvia studi di filosofia e psicologia, si dedica a pittura e allo stilismo che poi abbandonerà, si sposa a Nuoro e dal matrimonio nascono quattro figli.

Nel 1983 la Mulas stringe una forte amicizia col Poeta inglese Peter Irwin Russell, cugino del Nobel Bertrand Russell e in grave situazione economica; la Mulas si impegna per fargli ottenere la cittadinanza italiana e i relativi benefici ad essa legati. L’amicizia col poeta continuerà, a livello epistolare, fino alla tragica morte dell’uomo[2].

Nel 1998 Harald Kahnemann dell’agenzia letteraria Eulama la contratta per la traduzione delle opere all’estero.

Il primo romanzo, Passaggi per l’anima verrà pubblicato per pura casualità, perché vincitore del Premio Montedit per l’inedito[3][4]. Seguiranno nuove pubblicazioni e primi riconoscimenti di pubblico e critica internazionale.

Nel 2001, in fase di separazione dal marito, la scrittrice subisce tre tentativi di omicidio l’ultimo dei quali, per strangolamento e accoltellamento, la lascia quasi morta. La Mulas cade, come ammetterà lei stessa in seguito, in un “pozzo nero” e per tre anni: depressione, allontanamento da vita e arte.

Nel 2003 nasce, tribolata, l’autobiografia in chiave di romanzo Lughe de Chelu (prima edizione per Bastogi, quindi ristampata in sesta edizione per AGBook Publishing, Roma, con il titolo I Cancelli del Cielo[5][6]) che segnerà per l’autrice un prima e un dopo nella sua letteratura. L’opera diviene manifesto contro la violenza sulla donna[7] e segna l’inizio del riconosciuto impegno della scrittrice per i diritti umani, nel mondo[8].

Nel 2007 la scrittrice sposa il giornalista e poeta argentino Gabriel Impaglione.

Un cambio nello stile letterario della Mulas, come nella sua maturità, avverrà dopo il primo viaggio in America Latina, nel 2008 quando, come lei stessa ammetterà, comprende il vero significato della parola “capitalismo” e delle bugie di un intero sistema.

Nel 2010 il romanzo Nessuno Doveva Sapere, nessuno doveva sentire (Il Ciliegio Edizioni, Como)[9][10] vede, per la Mulas, la prima trasposizione teatrale a Roma, al Teatro Colosseo, a cura della Compagnia Teatro della Chimera e di Antonio Marras[11]. Lo stesso romanzo verrà ripreso dal Poeta Bruno Sini il quale lo tradurrà alla lingua sarda col titolo Nemos Deviat Ischire, Neune deviat Intendere[12].

Nel 2010 è l’editore Fabio Pedrazzi, Roma, a pubblicare il romanzo per la prima volta nella storia della letteratura sarda in formato bilingue e nella sua stesura originale; nascerà così TristAnimArdente, in lingua italiana e sarda[8][13][14].

Nel 2014 milita nelle file del centro sinistra regionale, fino a quando si dimette dall’incarico per aperti dissidi con i vertici. … CONTINUA SU WIKIPEDIA


*Segnalazione ricevuta direttamente dall’Autrice tramite Social Network: LINK al Post

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