2083 Intelligenze artificiali tra anime in stand-by; Zairo Ferrante, medico e scrittore ferrarese, per un libro tra etica e poesia (Recensione di Roby Guerra)


Un viaggio a ritroso nel tempo; un diario che ci giunge direttamente dal 2083. Una testimonianza narrata in prosa e poesia e che mira ad indagare il complesso rapporto tra l’uomo e la macchina, ponendo l’accento sui pericoli e le difficoltà che si possono incontrare quando tale relazione non viene attentamente disciplinata da principi etici, chiari e indiscutibili. Un libro che coniuga l’esperienza letteraria fin qui maturata dall’Autore con i suoi studi medico-scientifici e etico-deontologici; a tal proposito si ricorda che Ferrante è un Medico Radiologo da tempo impegnato in un’attività sindacale e deontologica connessa alla stessa professione medica e ricopre (tra l’altro) le attuali cariche di “Responsabile Commissione Ordine dei Medici” presso la Segreteria Centrale del Sindacato Nazionale Radiologi e di Revisore dei Conti presso l’OMCeO provinciale di Ferrara. Naturalmente non parliamo di un trattato scientifico ma di un lavoro di letteratura e poesia pura, nel quale tuttavia non mancano evidenti e competenti richiami a certa filosofia tecnico-scientifica, come ad esempio al filosofo Luciano Floridi (tra i massimi esperti mondiali di etica applicati all’AI) o ad Albert Einstein.
2083 è da considerarsi un’opera new-romantic che si sforza di non far soccombere l’anima dinanzi alla macchina. Un canto di dolore che giunge da lontano. Un nuovo manifesto futur-umanista contro qualsiasi forma di disumanizzazione, sia fisica che mentale, in linea con la filosofia Dinanimista fin qui professata dallo stesso Autore. “Intelligenze Artificiali tra anime in stand-by” è un’opera matura e coraggiosa, che pone il lettore dinanzi a molteplici e fondamentali interrogativi.
Non chi siamo ma chi saremo!?
Non dove andiamo ma dove andremo!?
Non cosa facciamo ma cosa faremo!?
Un libro da leggere per comprendere e comprendersi; pagine che ci invitano a restare umani, qui ed ora e nonostante tutto e tutti.
Un’eccezionale perla che l’Autore ha voluto (e saputo) donarci, con delicatezza e coscienza.
… da Estense.com e da Futurismo 2000
2083. Intelligenze artificiali tra anime in stand-by Presentazione libro di Zairo Ferrante


Poesia è uno spazio dedicato alla forza della parola e alla creatività, attraverso voci e forme diverse. Libri e parole per sapere, vicini agli interessi, alle curiosità, alla voglia di conoscere di tante persone, grazie ad incontri, a presentazione di libri e ad alcuni ospiti.
Presentazione del libro
2083. Intelligenze artificiali tra anime in stand-by
di Zairo Ferrante
E’ un viaggio a ritroso nel tempo; una diario che ci giunge direttamente dal 2083; una storia narrata in versi e microracconti che mira ad indagare il complesso rapporto tra l’uomo e la macchina, ponendo l’accento sui pericoli e le difficoltà che si possono incontrare quando tale relazione non viene attentamente disciplinata da principi etici, chiari e indiscutibili.
Un libro che coniuga l’esperienza letteraria fin qui maturata dall’Autore con i suoi studi medico-scientifici ed etico-deontologici.
Introduce: Ludmila Nachtigal
Autore: Zairo Ferrante (Medico radiologo, poeta e scrittore.
Dialoga con l’autore: Roberto De Vogli (professore di “Salute Globale” e “Psychology of power” presso l’Università degli Studi di Padova
“2083 Intelligenze artificiali tra anime in stand-by” Recensione, di Maria Pellino


“2083 Intelligenze artificiali tra anime in stand-by”
è l’ultima importante opera di Zairo Ferrante, medico, scrittore e fondatore del Dinamismo, corrente letteraria d’avanguardia. L’opera è edito da Rossini Editore (Gruppo Santelli).
Siamo di fronte a un connubio di prosa e poesia che tratteggia una nuova prospettiva della sua scrittura, sempre in linea con la sua filosofia, con la quale affronta
questioni attuali come l’Intelligenza Artificiale e l’incidenza del progresso tecnologico sull’umanità. Perché è su questo che Zairo vuole portare l’attenzione, sul vuoto etico dovuta alla “deumanizzazione” suscitando questioni profonde filosofiche, etiche, culturali, sociali e soprattutto “umane ed interiori”. Quella ragione critica, quell’intelligere, che il manto oppressivo tecnologico ha rigettato rendendo gli umani succubi e dormienti, nell’opera di Zairo si risveglia. Si riaccende la speranza, la possibilità di opporsi a qualsiasi accettazione di ciò che la matrice attuale porta ad essere, ovvero apparenze, sagome prive di se stessi. Attraverso i suoi scritti ci si ritrova in uno scenario in cui viene rappresentato un linguaggio e una nomenclatura di quello che l’essere umano non sa più dire né concepire.
Parole forti che tagliano membrane ammutolite da torpori invadenti che nello stesso tempo richiamano all’autenticità tra passato, presente e futuro, al desiderio di fare riconvergere l’umanità nell’eternità e nella bellezza dei gesti, nella semplicità e nella genuinità dell’esistere. Ecco, un ponte tra essenza e non tra apparenze.
Come nelle fantascienze più incredibili ( Asimov), nelle scienze più impensabili (Einstein) e nelle filosofie più etiche possibili (Floridi), nell’universo di Zairo si esperiscono dimensioni inimmaginabili in cui poesia e prosa si ergono a strumento di connessione tra le diverse strutture dell’anima e dell’essere.
Quel retrogusto di amara nostalgia, che si percepisce, conduce ad assaggiare un mondo di valori ed essenze che l’umanità ha dimenticato e nel contempo vi si trova connaturato quel seme di essere umano che si vuole redimere e fare germogliare.
2083, intelligenze artificiali tra anime in stand-by – di Angelo Giubileo


Zairo Ferrante (Salerno, 1983) è poeta e scrittore, fondatore del movimento DinAnimismo (https://www.dinimismopoetico.it/), considerato da parte della critica letteraria come neoavanguardia. La sua ultima opera è un racconto in versi, un agile componimento che narra di un futuro distopico in cui “gli uomini, come animali rari/bighellonano tra le strade/dai Padri costruite”.
Un futuro, di cui il filosofo avrebbe detto l’atteso e ciò che è atteso, che insegue “la chimera della vita eterna”. Ciò che, da bambini, abbiamo intravisto come “l’interezza dell’estremo orizzonte”. Quel medesimo orizzonte, estremo, infinito, illimitato ed eterno, che da vecchi abbiamo finalmente imparato a riconoscere come via e specchio della nostra anima perennemente immortale.
Il poeta ha fede che resisteremo all’avanzata del progresso, che ci dicono di comprare: “questa è la felicità/in cambio nulla viene chiesto/solo l’anima vi prendiamo”. Ma, le loro e le nostre, ora, sono solo menti offuscate che “non accettano la saggezza/che bussa travestita da vecchiaia”. Così che, in eterno, ancora “saremo bambini all’alba del mondo”.






