In uscita a ottobre il nuovo numero di Punto 2026 – Officina di poetica, edito da puntoacapo: un luogo di confronto nel quale prospettive differenti tornano a interrogare il senso, le forme e le possibilità della poesia nel presente.
Che cosa chiediamo oggi alla poesia?
La domanda potrebbe sembrare preliminare, persino troppo ampia o scontata. Eppure è una questione che, almeno per gli addetti ai lavori, si ripresenta ogni volta che la poesia decide di interrogare non soltanto i propri testi, ma le condizioni stesse del proprio esistere ed estrinsecarsi.

È dentro questo spazio di ricerca che si colloca Punto 2026 – Officina di poetica, il nuovo numero in uscita a ottobre. I contributi raccolti compongono un’articolata mappa critico-concettuale plurale, attraversata da posizioni e prospettive differenti, senza la pretesa di ricondurle a una definizione univoca del fare poetico.
Amedeo Anelli apre alla possibilità di una poesia polifonica e plurivocale; Sonia Caporossi indaga, tra Kant e Lyotard, la soglia del comunicabile.
Alessandro Carrera mette in tensione disciplina e indisciplina poetica; Sergio Daniele Donati affronta la fragilità come ethos nella poesia di Paul Celan.
Marco Ercolani interroga il fare arte di fronte alla morte; Zairo Ferrante riflette sulla parola poetica come evento e sulla sua capacità di incidere sul reale.
Mauro Ferrari riprende la Preface alle Lyrical Ballads di Wordsworth per interrogare la figura e il ruolo del poeta; Giansalvo Pio Fortunato propone una lettura fenomenologica dell’esperienza poetica in prima persona.
Francesco Macciò attraversa il rapporto tra ritmo, suono e parola; Antonio Francesco Perozzi affronta il rapporto tra forma e orizzonte storico-culturale attraverso le questioni dell’Io e della metrica.
Giancarlo Pontiggia ricerca lo spazio di una nuova interiorità; Davide Romagnoli rilegge Penombre di Emilio Praga nella nascita irregolare della modernità italiana.
Giuseppe Zoppelli, infine, porta la riflessione sul terreno della poesia d’avanguardia, sperimentale e di ricerca.
Ne deriva una mappa volutamente non pacificata che regala maggior significato all’idea di Officina di poetica: interiorità e storia, esperienza e forma, comunicabilità e frattura, tradizione e sperimentazione, parola e realtà.
Un’officina non presuppone una conclusione ma uno spazio nel quale gli strumenti vengono messi alla prova, le posizioni possono incontrarsi o divergere e le domande mantengono il loro valore proprio perché non sono state definitivamente risolte.
In un tempo nel quale anche il discorso sulla poesia rischia di trasformarsi in appartenenza, contrapposizione o semplice visibilità, costruire luoghi di confronto critico significa restituire alla poesia la possibilità di interrogare se stessa e, attraverso se stessa, il proprio tempo.

