5) "AttuoPoesia" (l'attualità letta dalla poesia) ...a cura di Zairo Ferrante su www.pensalibero.it

La parola “Genocidio”: l’antipoesia che non deve essere né cancellata né nascosta.

La Treccani ne spiega bene il senso. Con il termine “Genocidio” si intende la “sistematica distruzione di una popolazione, una stirpe, una razza o una comunità religiosa”. Reputo altresì normale considerarlo un termine forte che, a ragion veduta, nessuno di noi vorrebbe né pronunciare né ascoltare. Ma, come accade da sempre, la Storia è spesso indipendente dalle opinioni della gente. La storia compie il suo corso. La storia dà torto o dà ragione. La storia non può essere cambiata. La storia non si costruisce nei salotti intellettuali o sui divanetti dei talk show.

E, mai come oggi, la storia che si va costruendo urla a gran voce che quello che si sta consumando a Gaza è un GENOCIDIO e, purtroppo, tale realtà non si può cambiare neppure con le parole di una Senatrice a Vita superstite dell’Olocausto.

Non esistono geneocidi di serie A e di serie B; non esistono genocidi meno gravi; un genocidio non può cancellarne un altro.

L’Olocausto è stato un genocidio!

In Armenia è stato consumato un genocidio, così come pure in Ruanda!

Oggi ( e non da oggi ) a Gaza si sta compiendo un genocidio che non va assolutamente a sminuire quelli passati.

Ecco perché, seppur antipoetica, seppur brutale e seppur spaventosa, la parola “genocidio” è l’unica che si può e si deve utilizzare per descrivere quello che sta’ accadendo in Palestina in questo momento.

Anche perché occorre ricordarsi che le parole hanno un peso e, volendo sintetizzare un pensiero ampiamento espresso pure da Hannah Arendt, le stesse parole possono diventare essenziali per l’azione politica, poiché permettono agli individui di interagire, di confrontarsi e di prendere decisioni collettive. 

Insomma le parole giuste possono creare coscienze giuste e, alle volte, possono cambiare il corso della storia.

Pertanto, per concludere, mi piace salutarvi con uno splendido scritto di Antonia Arslan; versi, a mio avviso, capaci di trasformare l’antipoesia in Poesia e di plasmare – se letti con attenzione – coscienze giuste, per una storia migliore e per non dimenticare:

Canto per una nazione che muore
Ballata caucasica

Chi c’è ancora lassù sulle cime?
Sono loro, i fantasmi degli arcieri di Van

Sfilano nelle nebbie di novembre.
Si trascinano nella neve sporca, gli stracci brillano di lumini di ghiaccio,
e camminano, camminano
verso quella luce lontana – ghiacciata – senza consolazione.
Non si sa dove vanno
da dove vengono.

Chi c’è ancora lassù sulle cime?
Sono loro, i fantasmi degli arcieri di Van

Non c’è donna che li accompagni
né madre.
Non ci sono più le sorelline danzanti
nei crepuscoli dorati
o le coppe di vino caldo nei crateri
gorgoglianti.
Le collane d’oro massiccio
sono sepolte e luccicano invano
in tombe sconosciute.

Chi c’è ancora lassù sulle cime?
Sono loro, i fantasmi degli arcieri di Van

Livida la terra li sostiene
nel loro andare infinito,
ma oltre le catene del male
cuore si lega a cuore
e brucia, brucia per sempre.

Chi c’è ancora lassù sulle cime?
Sono loro, i fantasmi degli arcieri di Van

Zairo Ferrante

*Foto: “Il genocidio degli Armeni” postata dalla redazione di questo blog e liberamente tratta da: https://www.raicultura.it/webdoc/grande-guerra/armeni/index.html#Intro

Potrebbe anche interessarti...