A cura di Zairo Ferrante
Intendendo questo spazio, così come il Dinanimismo, un orizzonte critico con lo scopo di sintetizzare e di aprire nuove prospettive sull’arte e sulla poesia contemporanee, risulta quasi obbligatorio tentare una prima sintesi dopo il ciclo inaugurale di conversazioni con poeti, artisti e intellettuali.
Considerando quanto emerso dalle interviste, di cui riporto alcuni estratti significativi:
Giovanna Mulas
«Il linguaggio poetico umano è la voce delle nostre lotte, la nostra resistenza all’omologazione.»
«L’intellettuale ha, da sempre, la profonda responsabilità di farsi specchio anche scomodo della società che lo abita.»
«Qui, il vero ruolo dell’intellettuale: confronto, dialettica, distruzione, ricostruzione.»Michela Zanarella
«Il poeta ha un’anima, dei sentimenti, uno stile riconoscibile che nessuno può sostituire.»
«La poesia parte da una visione diretta del poeta, la sua voce si espande verso il mondo assumendo un valore universale.»
«Il mondo personale si trasforma in mondo collettivo, il canto di un singolo diventa coro.»
«Ecco che la poesia assume anche un ruolo civile, racconta l’esistenza, le gioie e le ombre dell’umanità.»Giuseppe Lorin
«Nel teatro la poesia vive nell’attore: il verso diventa presenza e non sottrazione.»
«L’attore fa rivivere quelle emozioni scritte e vissute dall’autore, le presenta a chi ascolta e a chi vede lo spettacolo.»
«Sono queste le interpretazioni della società che risvegliano le coscienze e fanno riflettere su quello che sta accadendo.»Pierfranco Bruni
«Il sentimento è il fondamento di tutto.»
«Il linguaggio è un esercizio e senza il cuore non avrebbe senso.»
«La poesia è filosofia che lascia la ragione e diventa liricità.»Mauro Ferrari
«Se vogliamo un “linguaggio poetico umano”, cioè “autentico”, che ritenga la propria specificità, dobbiamo rifarci al corpo, alla nostra esistenza fisica, esperienziale.»
«La poesia serve a trasformare ciò che sappiamo e vediamo in una consapevolezza più profonda: vedere il cuore delle cose.»
«La poesia dovrebbe essere il contrario: deve andare nel profondo; non dovrebbe consolare ma anzi porci di fronte alla “desolazione della realtà”.»
Emerge con forza un asse comune tra tutti gli intervistati e la postura dinanimista: la poesia e l’arte come azione incarnata, come voce nel mondo, come responsabilità.
I richiami al corpo – inteso anche come fisicità –, alla capacità del linguaggio di doversi costruire nel tempo in cui vive e all’impatto sociale costituiscono un chiaro appello all’azione e all’abitare il reale.
Non esistono poesia o arte che non siano capaci di circolare.
Il nodo dell’intelligenza artificiale


Si evidenzia invece uno scarto reale, non ideologico, sul tema dell’intelligenza artificiale, dove le posizioni spaziano dal rifiuto netto a un atteggiamento possibilista ma prudente:
Giovanna Mulas
«Le AI sono strumento valido e da non temere.»
«Creatività e sensibilità umana sono e restano l’arma più potente contro ogni forma di oppressione.»Michela Zanarella
«Il poeta ha un’anima, dei sentimenti, uno stile riconoscibile che nessuno può sostituire.»
«L’AI si basa sull’emulazione di situazioni già pensate e proposte in base ad algoritmi.»Giuseppe Lorin
«La spiritualità che ha la parola dell’uomo, l’intelligenza umana non è paragonabile alla freddezza inaudita dell’intelligenza artificiale.»
«Io nemmeno la nominerei intelligenza, ma come ausilio di notizie spesso fake.»Pierfranco Bruni
«Il linguaggio poetico non può coesistere con la cosiddetta intelligenza artificiale.»
«La poesia ha una ragione poetica con la sua tradizione e la sua anima. L’intelligenza artificiale è un artificio dell’intelligenza.»Mauro Ferrari
«L’IA può assemblare, persino genialmente, materiali presi dalla rete, ma non può creare una vera esperienza umana originale e originaria.»
«Il termine chiave qui è “umana”.»
«Non si tratta di una evoluzione alla macchina da scrivere o al computer, perché questi non producono testi su istruzione.»
In questo orizzonte il Dinanimismo, accettando come dato di fatto l’avvento dell’AI anche nell’arte e nella poesia, la assume come condizione inevitabile senza cederle l’essenza dell’atto poetico, riaffermando che il contenuto deve precedere il mezzo e che senza corpo, sentimento ed esperienza non può esistere parola viva.
È qui che il Dinanimismo non si colloca né sul fronte del rifiuto né su quello dell’entusiasmo ingenuo: non sacralizza la tecnica, ma non la rimuove. La attraversa. La riconosce come condizione storica. E la subordina all’etica del dire e del fare.
La poesia e l’arte, in questa prospettiva, non sono mai un prodotto, ma un atto.
Non sono mai un effetto, ma una presenza. Non una simulazione, ma un rischio reale nel mondo.
Solo così possono continuare ad agire. Solo così il Dinanimismo può accadere.











