1) Filosofia e Critica DinAnimista

Dinanimismo: non un movimento di appartenenza ma un orizzonte critico

Dopo la pubblicazione del primo Manifesto dinanimista, la nascita di un “movimento” fu quasi automatica. Era anche una necessità strutturale: avendo una vocazione prevalentemente online, i principi del Dinanimismo avevano bisogno di un nome e di uno spazio virtuale per circolare, farsi riconoscere e diventare realmente inclusivi. La critica, quasi naturalmente, lo ha subito battezzato come movimento.

Tuttavia, fin dalle origini, il Dinanimismo non è mai stato pensato come luogo di appartenenza o sigla identitaria, ma come orizzonte critico e postura etica del dire. La sua prospettiva mette al centro una poesia e un’arte che agiscono nel reale — nel senso del “fare anima” di Hillman — opponendosi alla liquidità e alla superficialità della società odierna, come descritto da Bauman. Al tempo stesso promuove una responsabilità del linguaggio inteso, con Meschonnic, come pratica che costruisce realtà e relazioni. Non una bandiera, dunque, ma un campo aperto di riflessione e di coscienza poetica.

Nota critica della Redazione

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