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Michela Zanarella e la poesia nel tempo dell’intelligenza artificiale: un’intervista da leggere su “Il Dispari”

Negli ultimi giorni, la poetessa e giornalista Michela Zanarella è stata protagonista di un’intervista pubblicata su Il Dispari all’interno della rubrica dedicata al rapporto tra intelligenza artificiale e creatività.

Si tratta di un confronto che riteniamo importante riproporre e segnalare ai lettori del Dinanimismo non soltanto perché, nel corso dell’intervista, viene citato il Dinanimismo come spazio di riflessione sul rapporto tra poesia e nuove tecnologie, ma soprattutto per la lucidità e l’essenzialità con cui Michela Zanarella affronta una delle domande centrali del nostro tempo: come può la poesia continuare ad abitare il reale nell’epoca delle intelligenze artificiali?

L’intervista ha il merito di evitare sia facili entusiasmi sia posizioni puramente difensive.

Zanarella non assume una posizione apocalittica, ma neppure ingenuamente tecnofila: riconosce nell’intelligenza artificiale uno strumento possibile, una “spalla di sostegno”, capace di offrire stimoli e nuove aperture, senza però poter sostituire ciò che resta irriducibilmente umano nel gesto poetico — il sentire, l’esperienza, l’attraversamento del mondo.

Particolarmente significativa appare la sua riflessione quando afferma che: ignorare il cambiamento tecnologico significherebbe rinunciare a comprendere il tempo presente.

Una posizione che non cancella la specificità del poeta, ma invita piuttosto a una responsabilità nuova: utilizzare gli strumenti disponibili senza perdere ciò che distingue profondamente la parola poetica.

Colpisce inoltre il riferimento esplicito al confronto aperto dal Dinanimismo sul tema dell’intelligenza artificiale e della poesia. Non come adesione o appartenenza, ma come riconoscimento di uno spazio critico in cui questa domanda viene affrontata pubblicamente, senza semplificazioni né irrigidimenti ideologici.

Per questo motivo invitiamo a leggere integralmente l’intervista a Michela Zanarella: un contributo sobrio, libero e intelligente, che mette a nudo il fare poetico contemporaneo davanti alla possibilità — oggettivamente inevitabile — dell’intelligenza artificiale, ricordandoci che la vera questione non è opporsi alla tecnica o celebrarla, ma comprendere come la parola poetica possa continuare ad accadere nel reale.

[Qui link: https://www.emmegiischia.com/rubrica-il-dispari-quattordici-maggio-2026/]

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