3) MAGAZINE DINANIMISTA (...La voce critica del Dinanimismo)

Agire nel reale. Quattro posture dai redattori del Magazine dinanimista

Una costellazione di voci sulla poesia come azione

Ho posto ai redattori del Magazine dinanimista una domanda semplice solo in apparenza:

«Che cosa intendiamo, ciascuno di noi, per poesia e arte che agiscono nel reale?»

Non cercavo una definizione condivisa, né una linea teorica da sottoscrivere.
Mi interessava piuttosto verificare se il Dinanimismo potesse essere attraversato come spazio di pensiero, non come dottrina: un campo di tensione in cui voci diverse restano tali, senza essere ricondotte a un centro.

Le risposte che seguono non “spiegano” il Dinanimismo.
Lo mettono in movimento.


Roberto Guerra (futurista)

Solo la poesia arte vita tecnologia e la scienza come dizionario novissimo non agiscono ma mutano il sogno reale e il reale sogno e li trasformano lentamente sospendendo il tempo spazio e il cyberuomodonna.


Roberto Collari

La poesia, e l’arte tutta, è espressione intrinsecamente legata all’atto umano.
Essa agirà ed esisterà sul piano fisico della realtà fin quando esisterà un agire umano che le permetterà di autodeterminarsi come espressione umana.


Maria Marchese

Una poesia e un’arte che agiscono nel reale secondo Maria Marchese.
Cosa è reale? Questo mi chiedo.
La poesia e l’arte, come il pensiero, esistono nell’azione e nell’energia che infondiamo in esse.
La pratica e lo spirito esistono medesimamente ed il surreale diventa reale.


Maria Pellino

La poesia e l’arte agiscono nel reale nella misura in cui l’io riesce a manifestare la sua essenza e sostanza. In quel luogo di espressione, antro di autenticità, l’anima accade, l’essere diviene attraverso gesti, parole, pensieri, segni.




Queste quattro posture non convergono in una definizione. E proprio per questo costituiscono un orizzonte.

Se il Dinanimismo esiste, non è ciò che le unisce, ma lo spazio che permette loro di restare in tensione: tra mutazione e radicamento, tra domanda e incarnazione, tra visione e gesto.

Non una linea. Un campo. Non una dottrina.
Un luogo in cui la poesia e l’arte tornano a essere, prima di tutto, azione nel mondo.

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