Nato in Calabria, Pierfranco Bruni è archeologo e dirigente del Ministero della Cultura, già membro della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero e presidente del Centro Studi “Grisi”. È tra i critici e studiosi della letteratura italiana contemporanea più noti e autorevoli, con un vasto lavoro dedicato al Novecento italiano, europeo e mediterraneo.
Candidato al Nobel per la letteratura, da anni si occupa di promozione culturale a livello internazionale ed è responsabile, per il MiC, di progetti di ricerca sulle presenze minoritarie in Italia.
Poeta, narratore e saggista, ha pubblicato numerosi libri di poesia, romanzi e saggi, spesso centrati su Mediterraneo, mito, sacro e memoria. Nella sua visione la poesia è esperienza lirica e metafisica, segnata dal simbolo e dalla nostalgia più che dal realismo.
In questa conversazione riflette sul ruolo del sentimento come fondamento della parola poetica e sulla crisi del linguaggio nella contemporaneità, ponendosi in tensione critica rispetto al rapporto poesia–IA ma in forte consonanza, con il Dinanimismo, sull’idea che senza cuore e anima il linguaggio perda la sua vita profonda.


1. Come può il linguaggio poetico umano coesistere con le intelligenze artificiali, senza perdere la propria specificità?

Il linguaggio poetico non può coesistere con la cosiddetta intelligenza artificiale. Sono due mondi completamente diversi. Hanno specificità completamente divergenti.

Non possiamo trovare comparazioni. Non esistono. È bene che sia così. La poesia ha una ragione poetica con la sua tradizione e la sua anima. L’intelligenza artificiale è un artificio dell’intelligenza.

2. Quanto conta oggi il sentimento come oggetto poetico e in che modo incide sulla funzione del linguaggio nella poesia contemporanea?

Il sentimento è il fondamento di tutto. No. Non è un oggetto. È una metafisica dell’essere e del tempo nella Parola. Il linguaggio è un esercizio e senza il cuore non avrebbe senso. Questa è una società delle macerie e nessuno potrà più salvarla.

3. Come legge la frammentazione dello scenario poetico italiano attuale e quali rischi o opportunità intravede nella pluralità di linguaggi e percorsi espressivi?

La frammentazione è la dimostrazione non del frammento poetico. Ma di una poesia, tranne in alcuni casi, che non esiste. Lo scenario poetico è uno scenario decadenza. La poesia non è pubblica. La poesia è filosofia che lascia la ragione e diventa liricità.

La pluralità dei linguaggi è una contaminazione anche artistica e letteraria.

Può essere arricchente attraverso le etnie e i processi culturali. Un fattore antropologico. L’arte è anche uno scavo di civiltà. La bellezza non è universale. La bellezza semplicemente È.

✍️ Nota editoriale: Questo spazio nasce come luogo di confronto critico e di verità. Le risposte sono pubblicate integralmente e senza interventi redazionali. Le posizioni espresse dall’intervistato non implicano adesione al movimento e non sono automaticamente riconducibili al Dinanimismo.

ℹ️ Info Pierfranco Bruni:  https://pierfrancobruni.weebly.com/

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