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«Metaphorica» e oltre: “fare Anima” con la poesia – Intervista a Saverio Bafaro

Chi è Saverio Bafaro?

Non so chi sono, ma posso dirvi cosa faccio. Ho iniziato a interessarmi all’arte sin da bambino, in ordine cronologico: il ballo, il canto, la scrittura poetica. Dei tre interessi ha prevalso questo terzo perché quello più “economico”; mi sono spesso chiuso in camera, durante l’adolescenza, ho scritto migliaia di componimenti, è stato un esercizio dell’orecchio interno e la passione è lì dentro pronta ancora ad aggredire il mondo. Ultimamente tutto ciò si sta unendo attraverso la diffusione culturale (non ho detto editoriale), che ha il suo centro, e avrà sempre il suo centro, in «Metaphorica. Semestrale di Poesia», ma anche attraverso il mio più recente e necessario interesse verso la performance artistica (utilizzo della voce recitata, cantata, del costume, della musica, della presenza scenica più vastamente intesa – si veda su Internet, uno su tutti, la registrazione “underground” della performazione di born to burn – e verso la post-poesia e la poesia urbana, in particolare su quella che chiamerò Tube Poetry, inseribile nel grande contenitore della “videopoesia”, a breve online sul canale ‘Metaphorica Videopoetry’, ed è in preparazione la mia visione di “poesia grafica” (cosa diversa dalla “poesia visiva” tout court).

Di cosa parla la tua rivista e chi ospita?

«Metaphorica» è una pubblicazione cartacea, una operazione molto difficile e in controtendenza nell’era del digitale, mi sono imposto, a tutti i costi, che la poesia va ‘stampata’ su carta, credo sia l’unico vero sacrificio per trasformare gli alberi in qualcos’altro da loro stessi. È il mio tentativo di ridare e fare Anima nell’arte poetica in interazione con ogni altra forma d’arte, di sapere e di contesto di conoscenza. Integrare la critica letteraria, negli anni spesso troppo cerebrale e avulsa, con la scuola psicologica storico-culturale è il mio obiettivo non troppo celato, tra le varie manifestazioni si leggano le sezioni della rivista intitolate Profili della Memoria e La poesia si racconta, dove spingo affinché la poesia ipostatizzata e astratta dal suo processo creativo, possa riappropriarsi del Corpo vivo e delle sue molteplici narrazioni. La selezione, la regia e il controllo ossessivo di forma e contenuti spero venga apprezzato dai lettori. Ogni numero, tra le sue sezioni fisse ospita un artista visivo o plastico, il N. 8 appena uscito ospita un fumettista, è dunque anche libro monografico d’arte.

Cosa pensi dello stato attuale dell’editoria italiana e internazionale?

Penso che ci si stia orientando troppo sul fuoco fatuo di edizioni one shot, un poco come è successo, per fare un parallelismo cogente, per gran parte della musica pop: stampare migliaia e migliaia di copie solo per ciò che vende. Peccato che ciò che vende non sempre corrisponde a grande qualità. La grande Mente che ci contiene si sta impoverendo di sintassi, significati, radici, appartenenze, dico questo in veste di psicologo e psicoterapeuta, mio grande interesse parallelo ormai in costante dialogo e consultazione con la sfera dell’Arte.

Cosa pensi del Salone del libro?

Può sembrare in contraddizione con quanto affermato, ma non sono mai stato a questo evento, se si allude a quello di Torino. Un paio di volte sono stato al “Festival della piccola e media editoria” a Roma, la mia soggettiva sensazione è quella della fiera, in quanto tale “di superficie”, di “immagine” in appariscenza fine a sé stessa, spesso si è colpiti dalle copertine e non da ciò che sta dentro, gli spazi sono previsti a tavolino, la divisione di ruoli e compiti sembra più quella delle fabbriche e non quella di uno spazio spontaneo di scambio reale di passioni. I libri vanno presentati in luoghi molto diversi; per lo stesso motivo sento quasi l’orticaria a presentare libri in librerie o biblioteche, lì è troppo facile, bisogna invece divulgare all’aperto, in una piazza, per strada, nei cimiteri e in ogni altro luogo periferico dove il sapere non arriva.

Cosa pensi del Premio Strega?

Sul Premio Strega storico, nato per il mondo della narrativa, non ho abbastanza elementi per pronunciarmi. Ho qualche idea, invece, per la versione “confezionata” per la poesia. Intravedo un palese conflitto di interessi tra giudici e premiati, a volte zeligianamente la stessa “persona”. Su 12 finalisti, in riferimento alla terza e più recente edizione, 3 e 3 (ovvero ¼ e ¼, alle elementari già avremmo imparato che l’addizione delle due frazioni fa ½) sono rappresentati dalle due case editrici più potenti in Italy. È così necessario questo per la Poesia, quella antica, quella basata sul talento di un uomo o donna dal messaggio cosmico? Forse si può prevedere direttamente un “premio” pecuniario alla firma del contratto, evitando figuracce pubbliche.


Saverio Bafaro nasce a Cosenza nel 1982. È psicologo, psicoterapeuta, poeta e critico letterario. Presso l’università «La Sapienza» diventa dottore in Psicologia dello Sviluppo, dell’Educazione e del Benessere, si specializza, poi, in psicoterapia Gestalt-analitica individuale e di gruppo. Ha pubblicato: Poesie alla madre (Rubbettino, 2007); Eros corale (e-book sul sito www.larecherche.it, 2011); Poesie del terrore (La Vita Felice, 2014). Sue opere sono apparse all’interno di antologie come Quadernario. Calabria (LietoColle, 2017), di riviste letterarie e blog di poesia, e sono state tradotte nel Journal of Italian Translation (Bonaffini, 2021, vol. XVI, n. 2). Già redattore della rivista «Capoverso» ‒ per cui ha curato il numero monografico Omaggio a Pavese (Orizzonti Meridionali, 2019) ‒ fonda nel 2022 il semestrale cartaceo di poesia «Metaphorica» (Edizioni Efesto). Di recente ha curato la silloge postuma di Carlo Cipparrone Crocevia del futuro (L’arcolaio, 2021) e la traduzione di Stickeen. Storia di un cane di John Muir (La Vita Felice, 2022).

Visita anche il canale “Metaphorica Videopoetry su Youtube”

✍️ Nota editoriale
Questo spazio nasce come luogo di confronto critico e di verità. Le risposte sono pubblicate integralmente, senza interventi redazionali. Le posizioni espresse dall’intervistato non implicano adesione al Dinanimismo né sono automaticamente riconducibili ad esso.

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