Il 29 aprile 2026 L’Altrove – Appunti di poesia ha pubblicato una selezione di inediti di Zairo Ferrante.
Non è una semplice uscita, ma un passaggio dentro uno spazio altro, non costruito, non interno al percorso del Dinanimismo.
È lì che la parola smette di essere protetta e torna a essere verificata.
Di seguito, la lettura critica di Daniela Leone che accompagna i testi e ne attraversa il nucleo.
C’è una coerenza severa nel percorso di Zairo Ferrante: quella di un poeta che non si sottrae al presente ma lo attraversa con strumenti affilati, portando nella scrittura la stessa disposizione diagnostica che esercita come medico radiologo. I tre inediti qui raccolti — Arriva prima, Il mondo che si selfa, Vetrina — appartengono a un unico campo semantico e morale, e si leggono come stazioni di un medesimo esame: il corpo contemporaneo sotto la luce fredda dello schermo.
La morte di Arriva prima non è quella antica, respirata e rituale. È una morte per sottrazione — di pensiero, di sguardo, di presenza a sé stessi. Il sintagma «a cervello spento» ha la precisione di una diagnosi: non è metafora, è referto. Il verso finale, «da uno schermo», chiude la poesia come si chiude un caso clinico, senza appello. In Il mondo che si selfa la dimensione collettiva si fa più esplicita: le spalle che si curvano sono un dato posturale prima ancora che simbolico, e l’immagine dei bambini che non danzano nel giallo delle corriere introduce una perdita non dichiarata, un’infanzia sottratta alla propria mobilità. Il lessico — «anestesia», «oppio di pixel» — tradisce la formazione scientifica dell’autore, ma senza tecnicismo: sono parole usate come bisturi, non come ornamento. Vetrina chiude il trittico su una soglia inquietante: l’intelligenza artificiale come anticamera del nulla, «anticipo / della fine». Qui Ferrante, che pure ha esplorato il dialogo con l’IA nella sua opera più recente, rovescia ogni entusiasmo: ciò che «sembra vita» rivela la propria natura di simulacro.
La sintassi è volutamente spezzata, il verso breve, la punteggiatura paratattica. È una scelta che non concede consolazione: il lettore è costretto a fermarsi, a respirare tra una parola e l’altra, proprio dove il mondo che questi testi descrivono non si ferma mai.

