a cura di Maddalena Carbone
(collaboratrice aperiodica del magazine dinanimista)

Foto 1 Proclamazione del Campione Italiano di Poetry Slam 2024. Foto: Gabriele Ratano, 2024, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.
Agli esuli è data la poesia
perché è degli esuli
una perenne
nostalgia
Martina Lauretta,da Esuli
Se a un gruppo di persone venisse chiesto di chiudere gli occhi e associare alla parola “poesia” un’immagine, probabilmente molti penserebbero a un testo, più o meno lungo, stampato su una pagina bianca e contornato, magari, da note che ne chiariscano i termini desueti o i passaggi più complessi. Non c’è nulla di sorprendente: nell’immaginario collettivo, infatti, l’esperienza poetica coincide spesso con il libro, con la raccolta, con la lettura silenziosa, con i versi imparati a memoria sui banchi di scuola. A ciò si accompagna sovente una certa diffidenza verso il testo poetico stesso: le figure retoriche, le rime, il linguaggio della poesia sono talvolta percepiti come oscuri strumenti di espressione, comprensibili solo dai più esperti. Poco importa che le avanguardie novecentesche abbiano scardinato le tradizionali regole della composizione poetica: per molti, la poesia continua a essere un territorio elitario.
È davvero questa la natura della poesia? O, piuttosto, siamo noi ad averne dimenticato le origini? La poesia è stata prima di tutto voce, corpo, memoria condivisa. I più grandi poemi della letteratura mondiale, l’Iliade e l’Odissea, sono stati tramandati oralmente dagli aedi per secoli prima di essere fissati per iscritto. Rime, ripetizioni, figure retoriche non erano soltanto ornamenti stilistici, ma anche strumenti per facilitare il ricordo dei versi, sia in chi recitava sia in chi ascoltava. Dall’epica antica ai trovatori, dai cantastorie alle tradizioni popolari, la poesia ha sempre abitato la voce prima ancora della carta, perché è nata anzitutto come esperienza collettiva. Ed è questa la dimensione che la poetry slam riporta al centro.
La poetry slam nasce nel 1986, quando Marc Smith debutta con lo spettacolo Uptown Slam Poetry al Green Mill Jazz Club di Chicago.

Foto 2 Green Mill Jazz Club in Uptown, Chicago. Foto: Roman Fuchs, 2007, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons.
Smith riporta la poesia al pubblico, trasformando la lettura in un’esperienza performativa, aperta al dialogo con il teatro, il cabaret e altre forme di oralità contemporanea. Inoltre, tra gli spettatori vengono scelti casualmente dei giurati che votano, tra tutti i poeti che si sono esibiti, il vincitore. “La tensione che nasce dalla situazione stimola la concentrazione”, dirà poi Smith in Take the mic: The Art of Performance Poetry Slam, and Spoken Word (2009), perché alla giuria non si richiedono particolari competenze letterarie, ma solo una certa disposizione all’ascolto. Quando un poeta sale sul palco, il testo smette di essere oggetto per farsi performance: la voce, il ritmo, il respiro, le pause, ogni singolo movimento del corpo contribuiscono a dare forza fisica al significato del componimento. La poesia, allora, si sottrae alla mediazione esclusiva della pagina e diventa accessibile; la parola poetica viene democratizzata e smette di essere ad esclusivo appannaggio di pochi. Negli ultimi vent’anni, anche l’Italia ha visto crescere una scena slam vivace e articolata, grazie al lavoro della Lega Italiana Poetry Slam. Nel 2021, Giuliano Logos ha vinto il Campionato Mondiale di Poetry Slam a Parigi, portando per la prima volta il titolo in Italia.

Foto 3 Giuliano Logos durante una performance per il collettivo WOW: Incendi Spontanei. Foto: Lucia Liberti, 2021, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.
cosa state aspettando per iniziare a scrivere
a scrivervi addosso
a fare della vostra vita una poesia
cosa vi serve
un’autorizzazione?
una benedizione?ve la do io
con il potere conferitomi da petrarca
boccaccio, patrizia cavalli e achille lauro
vi nomino poeti e poete della repubblica italiana
andate, moltiplicatevi e scrivete
Lorenzo Maragoni, da i poeti[1]
La poesia è di tutti e per tutti, perché torna ad essere un evento, che accade in un tempo e spazio condivisi, dove le persone reagiscono, partecipano, giudicano. Essa acquista una dimensione comunitaria, esce dai salotti per entrare nei locali, nei teatri, nelle biblioteche e nelle piazze e per affrontare questioni di rilevanza sociale, come la parità di genere:
Basta
Non essere anche io protagonista
Dover lottare perché anche il mio nome resti nella Scienza
Anche il mio nome, sul nostro lavoro di anni
Olympia, da Horror Vacui [La scienziata]
Abbiamo bisogno della poetry slam, perché ci ricorda che la poesia non nasce per abitare soltanto la pagina, bensì per essere pronunciata, ascoltata e discussa. Il libro resta uno dei suoi luoghi privilegiati, ma non può più essere l’unico. Ogni volta che un verso incontra una voce e trova qualcuno disposto ad ascoltarlo, la poesia torna a essere ciò che è sempre stata: un gesto condiviso.
[1] Si rispetta la grafia originale del testo citato, inclusa la scelta dell’autore di non utilizzare le lettere maiuscole.

Maddalena Carbone (1992) è docente in ruolo specializzata sul sostegno didattico nella scuola secondaria di primo grado. La sua ricerca poetica si muove tra memoria, corpo e parola; nel 2025 pubblica Il mio nome per Eretica Edizioni. Collabora con le riviste Retroguardia e Metaphorica. Partecipa a progetti che restituiscono la poesia allo spazio condiviso, perché crede che tutti abbiano bisogno di un po’ di bellezza in un mondo che ci allena alla ferocia.
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