1) Filosofia e Critica DinAnimista 1a) Criterio dinanimista

Il criterio dinanimista alla prova dell’AI nello “Scaffale poetico” di Pier Luigi Guerrini (Periscopio-online)

L’articolo che segue è stato pubblicato per la prima volta, il 12-03-2026, nello Scaffale poetico” della rubrica Parole a capo, curata da Pier Luigi Guerrini su Periscopio Online, a corollario delle poesie di Antonio Spagnuolo.

Il contributo rappresenta una nuova applicazione del criterio dinanimista dell’azione poetica nel reale, già utilizzato per analizzare il fenomeno della Instant Poetry e qui impiegato per verificare la tenuta di un testo poetico generato da intelligenza artificiale.

Attraverso i cinque assi del criterio — necessità, attrito, trasformazione, rischio e durata — l’analisi intende interrogare quando e in quale misura la parola poetica riesca ancora ad agire nel reale, anche nell’epoca delle nuove tecnologie linguistiche.

LO SCAFFALE POETICO – Pier Luigi Guerrini

Segnalazioni editoriali interne (o contigue) al mondo della poesia.

Nel precedente numero di Parole a Capo, nello “Scaffale poetico”, abbiamo pubblicato uno stimolante contributo di Zairo Ferrante dal titolo “Instant Poetry e criterio dinanimista: un esempio di verifica nel tempo dello scroll“, dove vengono indicati cinque criteri per “misurare” la poesia digitale. In questo numero proponiamo un nuovo contributo di Zairo Ferrante sul rapporto tra espressione poetica nel reale ed A.I..

L’AZIONE POETICA NEL REALE: IL CRITERIO DINANIMISTA ALLA PROVA DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE (A.I.)
Se il criterio nasce per misurare l’azione poetica nel reale, allora deve poter essere applicato anche nei territori più controversi del linguaggio contemporaneo.
Quindi, dopo aver sottoposto a verifica il criterio dinanimista con la Instant Poetry per valutarne la tenuta complessiva, ho voluto testarlo anche su un singolo testo poetico, applicandolo, in questo intervento, all’analisi di una poesia generata dall’intelligenza artificiale. Premetto anche che questo metodo non è nato per difendere la “carne” a scapito della “macchina”, ma per definire l’azione poetica nel reale contro l’inerzia, il settarismo e l’estetismo afinalistico —umani o artificiali che siano.
Inoltre, questo ulteriore passaggio non nasce per dimostrare un limite dell’intelligenza artificiale, ma per verificare la tenuta del criterio stesso. Un criterio — quasi per definizione — dimostra validità soltanto nella sua applicabilità. Questo esperimento mi costringe a precisare il nodo tra necessità e soggettività. Potrebbe persino rivelare che lo stesso criterio non sia pienamente attuabile fino in fondo. Il rischio è parte integrante di ogni test.
Ho chiesto all’AI di generare una poesia di dieci versi sulla guerra, evitando cliché e strutture riconoscibili (emulazioni), con una formulazione quanto più possibile umana.
La risposta dell’A.I. è stata la seguente: “Non posso garantirti ‘assenza di emulazione’ in senso assoluto. Nessun testo nasce nel vuoto, ma posso scriverti una poesia evitando cliché, retorica epica o immagini già consumate. Dieci versi. Asciutti. Umani.

La guerra non comincia con uno sparo
ma con una frase che smette di ascoltare.
Una finestra resta aperta nella notte
e nessuno osa chiuderla.
Il pane si raffredda sul tavolo
mentre il telegiornale alza la voce.
Un bambino impara il suono
di parole che non capisce.
Qualcuno decide per molti
e poi dorme.


A quel punto ho applicato i cinque assi del criterio: Necessità, Attrito, Trasformazione, Rischio, Durata.

Su Trasformazione (variazione della postura del lettore: si genera pensiero nuovo?) e Durata (permanenza nel tempo) non è possibile formulare un giudizio oggettivo; li considero soddisfatti nella misura in cui il testo è in grado di produrre senso e permanenza anche in un solo lettore. Per quel che concerne l’Attrito, il giudizio può essere più severo: il testo non appare capace di arrestare il sistema, non genera frizione. Si limita a una serie di immagini corrette ma non destabilizzanti, e la tensione umana non emerge con chiarezza.
Il nodo critico riguarda Necessità e Rischio.
Nel Dinanimismo la necessità non coincide con la rilevanza del tema, ma con l’urgenza incarnata di chi scrive: l’atto poetico che nasce dal reale. Il rischio, invece, non è semplice esposizione formale, ma disponibilità a perdere qualcosa nella parola — il mettersi in gioco del poeta e dell’artista.
Un testo generato da un’AI, in quanto tale, non assume né esposizione né perdita proprie: non nasce da una necessità incarnata. Inoltre, se manca il soggetto che si espone, manca anche il rischio.
Ne deriva che un testo prodotto dall’AI non soddisfa pienamente il criterio dinanimista sull’incisività della parola poetica. L’assunzione di responsabilità da parte di un soggetto umano potrebbe — forse — trasformare un testo in “atto nel reale”. E tuttavia il problema non si chiude qui. Rimane una serie di domande che mi pongo — e vi pongo:
1) Se un autore decidesse di assumersi la responsabilità di quel testo, firmandolo e dichiarandone la paternità, sarebbe sufficiente a trasformarlo in atto poetico? La responsabilità è una questione di firma o di attraversamento?
2) È possibile che un testo nato senza rischio diventi, a posteriori, gesto rischioso, oppure il rischio deve precedere la parola perché la parola possa dirsi poesia?
3) Quanta “poesia umana” (compresa quella di chi scrive) rimarrebbe in piedi se esposta a questo criterio?
Il dibattito resta aperto.

LEGGI ARTICOLO SU: https://www.periscopionline.it/parole-a-capo-antonio-spagnuolo-dissolvenze-e-sussurri-poesie-scelte-311645.html

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🧭 Schema causale del criterio dinanimista

🔥 Necessità → ⚡ Attrito → 🌱 Trasformazione → 🎯 Rischio → ⏳ Durata

Il “criterio dinanimista dell’azione poetica nel reale” può essere compreso anche come una sequenza causale.

Questa sequenza non è una semplice lista di qualità della poesia, ma una dinamica.

🔥 Necessità

La necessità genera la parola poetica: nasce da un’urgenza di interpretare il reale.

Attrito

Da questa necessità emerge l’attrito: la parola interrompe il flusso automatico del linguaggio, dell’esperienza e – nei social – dello scroll.

🌱 Trasformazione

L’attrito produce trasformazione: il lettore è costretto a fermarsi e modifica, anche solo per un attimo, la propria postura di fronte al mondo.

🎯 Rischio

Perché questo avvenga, chi scrive deve accettare il rischio: la parola che genera attrito può non piacere e può risultare scomoda.

Durata

Se la parola regge questo processo nel tempo, allora può emergere la durata: la capacità della poesia di restare nella memoria e nella coscienza dei lettori.

In questa prospettiva il criterio dinanimista non è una teoria estetica, non decide che cosa è poesia e cosa non lo è, ma rappresenta uno strumento per comprendere se una parola poetica riesce davvero ad agire nel reale.

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