Nata a Nuoro nel 1969, Giovanna Mulas è scrittrice, saggista e drammaturga, da anni impegnata in un’intensa attività culturale e civile. Pluriaccademica al merito, attivista per i diritti umani, è ambasciatrice per l’Italia di numerose associazioni internazionali impegnate nella lotta contro il femminicidio e nella difesa dei più deboli. Tradotta in sette lingue, ha pubblicato oltre trenta opere tra poesia, narrativa, saggistica e teatro. Ha ricevuto un Premio alla Carriera e due Premi internazionali alla Cultura ed è stata più volte nominata per l’Italia all’Accademia dei Nobel per la Letteratura. In questa conversazione, Mulas affronta il tema del ruolo sociale del poeta e dell’artista, rivendicando una poesia che non osserva il mondo da lontano, ma lo attraversa e lo interpella. Ne emerge una concezione della parola poetica come voce incarnata, gesto di resistenza e pratica di verità, pienamente coerente con l’idea dinanimista di poesia come azione nel reale.


1. Come può il linguaggio poetico umano coesistere con le intelligenze artificiali, senza perdere la propria specificità?

Il linguaggio poetico umano è la voce delle nostre lotte, la nostra resistenza all’omologazione. Rappresenta il nostro rifiuto ad essere ridotti a mero dato. Le AI sono strumento valido e da non temere (un buon autista teme di guidare?), ma creatività e sensibilità umana sono e restano l’arma più potente contro ogni forma di oppressione. Questo dobbiamo trasmettere alle nuove generazioni: le infinite potenzialità del pensiero, della creazione. Parola come Dio.

2. Nel suo percorso, l’impegno contro la criminalità organizzata ha assunto anche una dimensione poetica e culturale: quale ruolo può avere oggi il poeta – e l’artista in generale – nel contrasto all’illegalità e ai soprusi?

L’intellettuale ha, da sempre, la profonda responsabilità di farsi specchio anche scomodo della società che lo abita, quindi smontarSi per smontare. Il difficile sta proprio nell’esplorare l’orrore senza diventare quell’orrore. Ho da sempre una visione particolare dell’essere intellettuali: associo la vera intelligenza allo studio, l’analisi e la penetrazione dovuti alla miglioria dell’umanità. Non vedo acume in chi si perde in ambizioni, ricerche narcisistiche; la specie Uomo è destinata ad estinguersi se non controllerà il dominio sulla stessa specie e il pianeta che la ospita.

Nell’intelligenza il limare i punti morti… Qui, il vero ruolo dell’intellettuale: confronto, dialettica, distruzione, ricostruzione. Il momento storico politico attuale rappresenta indubbiamente per il mondo un punto di non ritorno, si può solo ricostruire in meglio. Ma occorre lavorare uniti: non c’è limite alla creazione se non lo stesso limite messo dal pregiudizio, dalla paura tutta e solo umana. In fondo cosa è vivere se non dipingere un quadro su misura?

3. Affinché la poesia possa diventare una forma di resistenza civile contro l’azione criminale e mafiosa, quali caratteristiche deve conservare o rifiutare per non ridursi a semplice slogan o retorica?

Deve conservare e non temere la denuncia. Non si può parlare romanticamente di un Magistrato assassinato dalla mafia perché lasciato solo dallo Stato che lui stesso difendeva, o di un bambino che muore di fame per scelte politiche indegne. Occorre quel coraggio che solo la verità può darci…Ma reputerò lo Stato italiano degno di questo nome solo quando, come italiani, non necessiteremo più di ‘Eroi’.


✍️ Nota editoriale: Questo spazio nasce come luogo di confronto critico e di verità. Le risposte sono pubblicate integralmente e senza interventi redazionali. Le posizioni espresse dall’intervistata non implicano adesione al movimento e non sono automaticamente riconducibili al Dinanimismo.


ℹ️ Info Giovanna Mulas: ©GIOVANNA MULAS, Blog Ufficiale

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