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L’Urlo dell’Essere: Esistenzialismo e Spirito Rock

a cura di Alessio Miglietta

Se l’esistenzialismo è la presa di coscienza del vuoto e della vertigine della libertà, lo “spirito rock” è il suono di quella vertigine. Ma come fa un concetto filosofico a smettere di essere pura astrazione e a trasformarsi in carne, sangue, sudore e cambiamento sociale?

​Per rispondere a questa domanda, dobbiamo affidarci al pensiero critico, che indaga esattamente questo punto di rottura: il momento in cui la parola poetica (intesa come espressione pura e primigenia dell’individuo) agisce nel mondo reale, alterandolo. Attraverso questa prospettiva, lo spirito rock non è solo un genere musicale o una moda, ma è la “poesia in azione” dell’esistenzialismo, lo strumento attraverso cui l’individuo gettato nell’assurdo incide la propria essenza sulla tela bianca della realtà.

​Il pilastro dell’esistenzialismo — l’esistenza precede l’essenza — ci dice che nasciamo senza uno scopo predeterminato. L’universo è muto, e spetta a noi definire chi siamo attraverso le nostre scelte. Questa libertà assoluta genera quella che Kierkegaard, Heidegger e Sartre definiscono “angoscia”.

In tale contesto, questo palcoscenico vuoto è il prerequisito per l’azione poetica. Finché si vive nell’inautenticità — accettando passivamente le convenzioni sociali e i ruoli prefissati — la parola umana è sterile, non produce dinanimismo, non cambia il reale. Lo spirito rock irrompe qui: è l’accettazione coraggiosa di questo vuoto e la decisione di riempirlo con il proprio rumore, la propria voce, la propria essenza.

​Quando un individuo adotta un atteggiamento anticonformista, rifiutando di farsi incasellare oppure omologare, compie un atto profondamente dinanimista: la sua ribellione intima (l’anima) diventa movimento e impatto nel tessuto sociale (il dinamismo).

​Camus ci insegna che, di fronte all’assurdità di una vita priva di senso intrinseco, la risposta più nobile è la ribellione. L’azione poetica dinanimista è proprio questa ribellione resa manifesta.

​Lo spirito rock è l’estetica e l’etica di questa ribellione. Non si tratta (solo) di suonare una chitarra distorta, ma di vivere distorti rispetto alle aspettative di un sistema che ci vuole supini e senza identità. È invece nostro dovere valutare la potenza di questo spirito: la parola poetica diventa efficace nel mondo reale quando smaschera l’ipocrisia del conformismo. L’anticonformismo rock, che sfida l’allineamento politico, sociale ed estetico, è un’applicazione pratica della responsabilità esistenzialista. Chi sceglie, sceglie per l’intera umanità, affermava Sartre. Scegliere la via dello spirito rock significa rivendicare il diritto universale all’autenticità.

​Lo spirito rock, come atteggiamento etico, si nutre di una forza vitale che spinge oltre i propri limiti, un concetto che riecheggia la “volontà di potenza”. Ma non è una potenza dominatrice, bensì un potenziamento creativo, e ci mostra come questa energia si traduca in impatto collettivo.

In questo modo comprendiamo che l’esistenzialismo fornisce il “perché” della libertà e lo spirito rock il “come” dell’azione.

​La parola poetica, in questo contesto, non è un verso scritto su un foglio, ma è una vita vissuta senza scuse. È il rifiuto delle norme ingiuste, è l’educazione a una mentalità flessibile e resiliente, è l’assunzione totale di responsabilità per l’impatto che abbiamo sugli altri. Lo spirito rock è la cassa di risonanza dell’esistenzialismo: è il modo in cui la filosofia smette di sussurrare nelle aule accademiche e inizia ad agire nella vita vera, squarciando l’inautenticità e costringendo il mondo, a colpi di libertà, a evolversi.

Alessio Miglietta


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